Oggi vi proponiamo questa lunga analisi dove vengono esposte le ripercussioni sui mercati per il mese di marzo tra tensioni commerciali e aumento dei bilanci.
Secondo l’ autore, François Rimeu – Senior Strategist di Crédit Mutuel Asset Management, il contesto sembra particolarmente favorevole per l’oro, il franco svizzero e i tassi reali rispetto ai tassi nominali, nonostante l’attuale instabilità geopolitica e la bassa visibilità sui dazi doganali.

Aumento significativo dei bilanci per la difesa in Europa
Alla fine di gennaio, avevamo scritto che il rischio legato alla guerra commerciale sembrava essere sottovalutato dai mercati azionari, in particolare per quanto riguarda il dubbio sulla supremazia della tecnologia americana, a seguito dell’emergere di nuovi competitor nel settore dell’AI (come Deepseek, Mistral, ecc.). Il mese di febbraio ha confermato la nostra visione: gli indici americani hanno continuato a sottoperformare, mentre l’MSCI China è aumentato di oltre l’11% nel mese. Prevedevamo anche che la revisione al rialzo del rischio di una guerra dei dazi portasse a un calo dei tassi (rischio per la crescita maggiore rispetto al rischio inflattivo) e questo è ciò che è effettivamente accaduto, in particolare negli Stati Uniti, dove i tassi a 10 anni sono scesi di oltre 30 punti base. D’altro canto, non avevamo previsto le dichiarazioni del governo tedesco riguardo al suo obiettivo di deficit di bilancio. Le misure annunciate sono consistenti:
- Le spese militari superiori all’1% del PIL sarebbero escluse dall’emendamento sull’ equilibrio di bilancio.
- La creazione di un fondo speciale fuori bilancio di 500 miliardi di euro in 10 anni, pari a circa l’1,1% del PIL all’anno, destinato agli investimenti in infrastrutture.
Tutto ciò rimane condizionato all’approvazione parlamentare e alla mancata opposizione da parte della corte costituzionale, ma il contesto sembra ora favorevole all’approvazione di riforme di questa portata.
L’Europa, dal canto suo, ha annunciato contemporaneamente il piano “ReArm EU”, che dovrebbe concedere agli Stati maggiori margini di manovra per aumentare nuovamente le spese militari:
- 150 miliardi di euro in prestiti a favore di tutti i Paesi della zona euro.
- Incentivo degli Stati membri a incrementare i propri bilanci nazionali, offrendo loro la possibilità di derogare dalle regole fiscali escludendo le spese militari dai calcoli. Ursula Van Der Leyen ha stimato questo nuovo “margine di bilancio” in circa 650 miliardi di euro in 4 anni, pari a circa l’1% del PIL all’anno.
- Utilizzo semplificato della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per autorizzare il finanziamento di progetti legati al settore della difesa, attualmente non previsto.
In teoria il piano è di entità ingente. Tuttavia, nella pratica sarà molto più complicato, poiché non tutti i Paesi dispongono degli stessi margini di bilancio né della volontà di incrementare in modo altrettanto significativo la spesa per la difesa. In ogni caso la direzione è chiara: meno ortodossia fiscale nell’Eurozona.
Anche il governo cinese ha espresso il suo desiderio di aumentare il sostegno all’economia, annunciando un deficit di bilancio previsto del 4% nel 2025, con l’obiettivo di raggiungere, come nel 2024, una crescita del 5%. È ancora troppo presto per dire se questo sarà sufficiente, considerando la probabile guerra dei dazi con gli Stati Uniti, ma rappresenta comunque un segnale significativo. Ciò dovrebbe consentire all’azionario cinese di mantenere l’andamento positivo nelle prossime settimane.
Verso un indebolimento della crescita americana?
Il mese scorso ha confermato anche un minore dinamismo della crescita americana, con una serie di dati deludenti: le vendite al dettaglio, gli indici PMI e l’indagine del Conference Board sono risultati ben al di sotto delle attese. Per il momento, le prospettive di crescita negli Stati Uniti rimangono solide, al ritmo del 2,3% per il 2025, ma il rischio sembra orientato verso il basso nei prossimi 6-9 mesi, per vari motivi:
- Diminuzione dell’immigrazione (anche se è una delle ragioni della forte crescita degli Stati Uniti negli ultimi 2 anni). A gennaio, il numero di persone che hanno attraversato il confine meridionale era di 61.000, rispetto al picco di 270.000 a settembre 2023 e ai 190.000 di giugno 2024.
- DOGE: Elon Musk sta lavorando seriamente per ridurre la spesa federale: -77.000 dipendenti a metà febbraio (fonte: governo degli Stati Uniti), con l’obiettivo di licenziare almeno il numero massimo di “contract workers”, che sono 200.000 dipendenti. L’effetto non è trascurabile, soprattutto se si considera l’effetto a cascata sul settore privato.
- Dazi doganali e ritorsioni: molte incertezze, ma si prevede una crescita negativa e un’inflazione al rialzo nel breve termine.
- L’inflazione salariale reale è in calo: l’inflazione salariale sta diminuendo, mentre l’inflazione rimane elevata, e sappiamo che quest’ultima è probabilmente sottostimata (ad esempio, per quanto riguarda la sanità).
- L’effetto ricchezza si sta esaurendo: questo è uno dei motivi dell'”eccezionalismo” americano negli ultimi 2-3 anni. I guadagni molto forti sugli asset finanziari e l’effetto ricchezza indotto (azioni, tecnologia, AI, criptovalute) hanno infatti permesso consumi durevoli e una forte fiducia da parte degli agenti economici.
- Attese elevate: Questo aspetto rimane rilevante con i timori di recessione ai minimi termini. Sarebbe più facile deludere le aspettative.
La situazione economica europea sta mostrando un lieve miglioramento (Sentix, ZEW, IFO), ma resta ancora molto fragile. Le recenti comunicazioni provenienti dall’Europa e dalla Germania saranno positive per le prospettive a breve termine della zona euro, a condizione che ci sia un seguito concreto. Il consensus dovrebbe quindi gradualmente adattarsi al rialzo.
Questo possibile miglioramento, unito alle delusioni per la situazione economica statunitense, ha comportato un forte irrigidimento delle politiche monetarie sia in Europa che negli Stati Uniti, e un significativo apprezzamento dell’euro, che ha sorpreso il mercato. Alla luce della solidità delle comunicazioni e delle nostre previsioni sull’economia statunitense, riteniamo che il movimento possa continuare a favore della valuta europea.
Pur essendo difficile avere certezze al momento, a causa dell’attuale instabilità geopolitica e della bassa visibilità sui dazi doganali, sembra che il contesto resti particolarmente favorevole per l’oro, il franco svizzero e i tassi reali rispetto ai tassi nominali.
- AZIONARIO Manteniamo la nostra previsione positiva sulle azioni cinesi (ripresa, AI, momentum), con un budget di rischio in linea con quello dei nostri indici.
- OBBLIGAZIONARIO Gli spread di credito hanno resistito molto bene alla volatilità delle ultime settimane, anche durante il sell-off dei titoli europei. Le prospettive sono leggermente positive con una preferenza per gli asset denominati in euro rispetto a quelli in dollari.
- TASSI D’INTERESSE Prendiamo atto del nuovo paradigma europeo che limita notevolmente la possibilità di un calo dei tassi in Europa. Preferiamo i tassi reali rispetto ai tassi nominali.
Outlook di marzo
Il mondo è instabile e i mercati volatili, il che non giustifica un’assunzione di rischio significativa. La sovraperformance delle azioni europee è, per il momento, solo il risultato di revisioni al rialzo dei multipli e non di un miglioramento reale delle attese sugli utili, il che potrebbe limitare il potenziale di apprezzamento futuro. Il contesto suggerisce un proseguimento del movimento rialzista sull’oro, forse anche più di prima.
Foto di copertina creata con Copilot
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