L’oro punta a quota tremila. Ma quali driver continueranno a supportare il rally dell’oro? Ce lo spiega l’analisi a cura di Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée (UBP).

Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée (UBP)

Riteniamo che l’oro si trovi a circa metà di un mercato rialzista secolare iniziato nel 2017, e la storia dimostra che i mercati rialzisti dell’oro presentano in genere rendimenti compresi tra il 200% e il 400%. Questo dà ampio spazio a ulteriori sovraperformance nei prossimi anni ed è uno dei tanti motivi per cui riteniamo che l’oro abbia ancora possibilità di correre. Quest’anno l’oro può continuare a salire, grazie a diversi fattori.

Domanda da parte delle banche centrali

Dal 2022 gli acquisti di oro fisico da parte delle banche centrali sono più che raddoppiati. Le banche centrali di tutto il mondo hanno destinato una quota sempre crescente delle loro riserve al metallo giallo e riteniamo che questa tendenza continuerà nel 2025. Anche se la guerra in Ucraina dovesse avviarsi verso una soluzione negoziata, è probabile che le prospettive geopolitiche restino piuttosto incerte. In altre parole, l’oro dovrebbe beneficiare di un forte incremento delle riserve da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Il World Gold Council (WGC) stima che gli acquisti di oro da parte delle banche centrali abbiano spinto il prezzo al rialzo di circa il 15%.

Notiamo che l’oro ricopre livelli relativamente bassi all’interno delle riserve valutarie delle banche centrali, e un aumento dell’1% delle quote d’oro sarebbe pari a oltre 1.000 tonnellate; questo dà un’idea delle prospettive per la domanda complessiva da parte di questo solo settore.

Aumento della domanda dei consumatori

La solidità della domanda da parte dei consumatori asiatici è destinata a continuare anche nel 2025. La decisione dell’India di ridurre le tasse sulle importazioni di oro e argento ne ha stimolato la domanda. La domanda retail cinese rimarrà solida e i futures locali sull’oro sono scambiati con un premio rispetto ai benchmark globali, il che probabilmente implica che i consumatori locali si stanno rivolgendo all’oro per proteggere i loro risparmi in valuta nazionale (CNY).

Per completare il quadro, gli investitori retail occidentali hanno iniziato ad aumentare i loro investimenti in Etf incentrati sull’oro. La prospettiva di tassi d’interesse più bassi in molte delle principali economie riduce il costo opportunità di detenere oro e di conseguenza la domanda retail occidentale dovrebbe spingere l’oro verso livelli più alti.

Interruzione della correlazione

Normalmente, l’aumento dei rendimenti obbligazionari nominali rappresenterebbe uno sviluppo oneroso per l’oro. Tuttavia, possiamo notare che l’oro continua a essere scambiato in modo robusto, nonostante i rendimenti significativamente più elevati sia nelle economie sviluppate che in quelle emergenti. Ne consegue che l’oro è ora scambiato per ragioni diverse dalle più ampie prospettive di politica monetaria e l’interruzione della correlazione rende l’oro più interessante per gli investitori istituzionali che cercano flussi di rendimento non correlati.

Ciò implica anche che l’oro potrebbe addirittura sovraperformare notevolmente se le banche centrali dovessero tagliare i tassi nei prossimi trimestri. Gli investitori istituzionali hanno aumentato il loro posizionamento long sull’oro e notiamo che i dati sui futures della CFTC (Commodity Futures Trading Commission) e del COMEX (Commodity Exchange) mostrano che gli investitori hanno una discreta esposizione long sull’oro; tuttavia, non è ai massimi storici, il che lascia spazio a ulteriori allocazioni istituzionali nei prossimi mesi.

Tensioni commerciali e tariffarie

La prospettiva di ulteriori aumenti dei dazi sotto la nuova amministrazione Trump potrebbe spingere l’oro verso livelli ancora più alti. L’aumento dei dazi si tradurrà in un modesto aumento dell’inflazione, che nel lungo periodo è costruttivo per i prezzi dell’oro. Ci sono anche importanti effetti di secondo ordine da considerare. Notiamo che le valute delle economie soggette a dazi si sono indebolite di circa il 4-8% da quando il presidente Trump è stato eletto a novembre. La prospettiva di un nuovo sistema tariffario universale o globale implica che potremmo assistere all’emergere di pressioni competitive di svalutazione sia nelle valute del G10 che in quelle dei mercati emergenti. Un simile contesto è tipicamente favorevole all’incremento del prezzo dell’oro e riteniamo che questa volta non sarà diverso. La causalità sottostante fa sì che l’oro reagirà probabilmente in modo rapido, il che significa che possiamo facilmente prevedere una situazione di prezzi più elevati nel breve termine.

Tensioni geopolitiche

La rivalità tra Stati Uniti e Cina è evidente nei settori del commercio e della tecnologia e riteniamo che nei prossimi anni diventerà sempre più evidente anche in altri ambiti. Nonostante la promessa del Presidente Trump di porre fine alle guerre, riteniamo che gli Stati Uniti e la Cina avranno un rapporto sempre più conflittuale. Ciò significa che l’oro continuerà a offrire un potenziale di apprezzamento non lineare se le tensioni dovessero continuare a crescere.

Cambiamenti nei regimi monetari

Notiamo che il tasso di cambio del dollaro statunitense è scambiato a massimi pluridecennali. L’amministrazione del Presidente Trump ritiene che l’USD sia fortemente sopravvalutato, e ciò è in effetti coerente con la maggior parte dei modelli di valutazione dei fondamentali. L’entità della sopravvalutazione dell’USD implica che i disavanzi commerciali degli Stati Uniti sono più ampi di quanto dovrebbero essere, e gli Stati Uniti potrebbero organizzare una correzione sia con un intervento unilaterale (che riteniamo improbabile) sia con un approccio coordinato simile all’Accordo di Plaza della metà degli anni Ottanta.

Un tale accordo vedrebbe le valute dei principali partner commerciali degli Stati Uniti apprezzarsi rispetto al dollaro USA. Riteniamo che un accordo di questo tipo sia improbabile nel breve termine, perché le autorità cinesi ed europee saranno riluttanti ad avere tassi di cambio più forti.

In passato, quando il dollaro USA si è avvicinato a valutazioni pluridecennali elevate, questo è stato un precursore della sovraperformance dell’oro negli anni successivi. Il passaggio a un nuovo ordine monetario, o anche un semplice riordino delle valutazioni delle valute, favorirebbe la sovraperformance dell’oro.

Foto di copertina by michael-steinberg-366551 per Pexels.com

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