E così la fase dei dazi è cominciata. È così grave? Di seguito l’intervento di Livio Spadaro, Senior Portfolio Manager di Frame Asset Management,
Gli Stati Uniti vivono una fase di disparità sociale molto elevata e il record di deficit/PIL, debito/PIL e deficit commerciale comportava inevitabilmente grandi sconvolgimenti. Trump, che nel primo mandato si era mostrato particolarmente amichevole nei confronti di Wall Street, questa volta sembra voler accettare un ribasso dei mercati nell’ottica di creare un ambiente disinflazionistico ove la Federal Reserve può avere spazio di azione e a Wall Street di prosperare.
La percentuale di cittadini americani investiti sui mercati locali è al record storico, la propensione al consumo di questi può essere mitigata con una flessione dei mercati finanziari. Scott Bessent, Segretario del Tesoro USA, in un’intervista di un mese fa ha dichiarato che l’obiettivo dell’amministrazione a stelle e strisce non è quello di pressare apertamente la banca centrale per abbassare i tassi ma piuttosto a creare un ambiente favorevole a un intervento di easing monetario. La flessione dei mercati e un minore slancio dell’economia, insieme ad un abbassamento dei prezzi energetici (prezzi del Petrolio e del Gas) e una stabilità di altre materie prime (Rame, Alluminio) possono permettere alla Federal Reserve di agire. La svalutazione del Dollaro può aiutare le imprese americane a rendersi competitive sui mercati esteri e un minore costo del debito, insieme a una defiscalizzazione per le aziende, possono essere un mix convincente a tal punto da rilocalizzare la produzione in America. Il messaggio è chiaro sia per le imprese US che per i Paesi presi particolarmente di mira (fonte : Reuters)
L’economia americana rappresenta il traino per quella globale, l’obiettivo dell’amministrazione americana è quello di ristabilire un equilibrio commerciale globale per evitare di perdere ulteriore terreno di egemonia economica e tecnologica nei confronti del principale avversario : la Cina.
Le mosse dell’amministrazione americana possono aver dato il via a un nuovo ordine economico stimolando tutte le principali economie globali a ricalibrare gli sforzi di politica monetaria e fiscale per migliorare la domanda interna piuttosto che per perseguire politiche di competitività commerciale.
No pain, no gain
È fuor di dubbio che per modificare l’assetto dell’economia americana e globale nel breve termine vanno accettati dei costi che l’amministrazione americana sembra voler sopportare, sia Bessent che Trump recentemente hanno aperto alla possibilità di una recessione economica. Quello che i mercati non amano non è tanto lo scenario economico che si può definire ma piuttosto l’incertezza nel definirlo.
Un investitore può, in questo contesto, tenere monitorati e in considerazione diversi punti :
– Scott Bessent, dopo l’annuncio dei nuovi dazi, ha invitato tutti i Paesi coinvolti dai dazi a non attuare politiche di ritorsione ma piuttosto ad avviare dei negoziati. Il Segretario ha aggiunto che i dazi implementati, per quei Paesi che agiranno con diplomazia, rappresentano un tetto piuttosto che un floor. Viceversa, i dazi aumenteranno.
– Seppur vero che il Trump 2.0 non sembra guardare molto a Wall Street, è vero anche che un periodo prolungato di ribasso dei mercati costa punti di popolarità al presidente americano ed è probabile che presto annuncerà misure « friendly » per i mercati finanziari contenendone i ribassi.
– La risoluzione del conflitto ucraino può comportare un abbassamento dei prezzi del Petrolio, unitamente a un rallentamento economico dell’economia americana si può aprire spazio per la Fed di agire.
– Le autorità delle altre principali aree globali potrebbero cercare di offuscare gli effetti dei dazi implementando misure favorevoli all’economia domestica, i loro mercati possono essere investibili (ad es. : Cina, Europa).
Tenendo a mente questi aspetti, nel breve termine si hanno essenzialmente due scenari :
– Guerra commerciale con i Paesi che attueranno misure di reciprocità che possono comportare ulteriori ribassi dei mercati (nell’ordine di un 10%, se la guerra viene attuata con economie « di peso »).
– Ribilanciamento degli squilibri commerciali : sono da monitorare eventuali aperture dei Paesi visti con maggiori ostilità da parte USA perchè possono dare scossoni a rialzo agli asset di rischio.
Come menzionato in precedenza, la difficoltà attuale è quella di avere una visibilità chiara di quello che può accadere a differenza del 2022 ove la situazione era più « leggibile », per cui la volatilità rimarrà elevata. Tuttavia, se Trump e la sua amministrazione riusciranno a perseguire l’obiettivo di « America First », in ottica di medio termine detenere asset americani sarà una mossa vincente per un investitore ma si potrà trarre beneficio anche da asset di aziende focalizzate sulle economie domestiche a livello globale.
Nel breve è da accettare il nervosismo dei mercati per una recessione : saranno pochi gli asset che possono rappresentare un rifugio, nel contesto attuale come menzionato nei report mensili l’allocazione più promettente è sovrapesare Bond + hard assets (Oro, Argento, etc.) rispetto agli asset di rischio.